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Spazio per voi / La storia
 
Le origini del gatto

gattichefenomeni_1.jpgPer ritrovare gli antenati dei gatti dobbiamo risalire a circa 40 milioni di anni fa.
La scomparsa dei dinosauri permise ai mammiferi di continuare la loro evoluzione sulla terra. Con il termine mammifero si intende una classe piuttosto ristretta, animali vertebrati che possono regolare la loro temperatura corporea, che partoriscono piccoli ben formati e soprattutto allattano grazie alla presenza di mammelle.
Uno di questi mammiferi primitivi era il MIACIS. Questi viveva sugli alberi ed era in grado di muoversi liberamente tra di essi alla ricerca di cibo. I suoi denti erano adatti a dilaniare e strappare carne, la sua agilità lo rendeva un ottimo cacciatore.
Circa 10 milioni di anni fa si potevano distinguere due gruppi di Miacis: gli Holophoneus di dimensioni enormi e subito estintisi, e i più piccoli Dinictis, più adattabili alle condizioni ambientali, da cui discendono i nostri odierni felini; dal leone della savana al gatto domestico.
Oggi nel mondo vivono 40 diverse specie di felini, la specie del gatto domestico è quella che con l'aiuto dell'uomo ha sviluppato un numero di varietà maggiore rispetto a tutte le altre.

Il nome

Il termine gatto si pensa derivi dal tardo latino CATTUS, che a sua volta si crede derivi dall'egizio "qato", nell'alto Egitto viene, infatti, trovato il termine "qato" dopo la scritta "mau", molti secoli prima che il felino si diffondesse in Grecia, a Roma e in Gallia. E' quasi certo che si tratti di una radice comune: Sirico "qato", Tardo latino "cattus", Celtico/germanico "kath" e "kötr", Arabo "quett".

I gatti nella mitologia e nella religione

Dal punto di vista mitologico religioso il rapporto uomo/gatto nasconde un sottile legame esoterico. E' molto probabile che il gatto sia stato prima adorato e poi addomesticato. In Egitto, era venerata Bastet, divinità col corpo di donna e la testa di gatto, simbolo della vita, della fecondità e della maturità. Anche in Oriente si trovano simili divinizzazioni: in India da esempio c'è la dea Sasti, divinità felina anch'essa simbolo di fertilità e maternità.
Nell'antico Egitto il gatto era ritenuto un animale sacro e divino infatti, quando ne moriva uno, veniva imbalsamato e sepolto con ogni onore. Attraverso l' Egitto il gatto giunse nei paesi arabi, dove l'animale venerato era il cavallo, ben presto però anche il nostro amico felino entrò nelle grazie degli arabi e la sua fama eguagliò quella equina.

Maometto stesso possedeva un gatto, una stupenda femmina di nome Muezza: si narra che un giorno essa sonnecchiasse accanto al profeta, ed egli, dovendosi alzare preferì tagliare il lembo della sua "gellaba" sulla quale era sdraiato l'animale piuttosto che svegliarlo.
Anche gli Etruschi e i Romani conoscevano il gatto del quale apprezzavano i servigi sia come animale da lavoro che da compagnia.
Il periodo medioevale è stato sia per l'uomo che per il povero micio un epoca buia. Nella mentalità popolare i gatti, soprattutto se neri, erano considerati animali demoniaci al servizio di streghe e fattucchieri. I gatti subirono perciò sevizie e torture di ogni sorta, condividendo spesso il supplizio con i loro "padroni".
In Europa agli inizi del 1700, grazie alla diffusione oltre misura dei topi, i gatti vennero riaccolti con favore nelle case.
Nel 1800, poi, divennero popolari anche grazie alla ricerca scientifica applicata alla medicina che, studiando gli "animali portatori di malattie", ritenne di poter escludere da questi il gatto e cosi, questo magnifico felino, venne accolto anche nei salotti più esclusivi.

La domesticazione del gatto

gattichefenomeni_1.jpgE' quasi sicuro che nel periodo preistorico il gatto non fosse considerato un "animale domestico" infatti non sono stati trovati resti di gatti nei giacimenti preistorici.
L'uomo si accorse ben presto dell'utilità di talune specie animali ed iniziò così ad addomesticarle; quando ebbe inizio questo processo è difficile da stabilire, le più antiche testimonianze note di una cooperazione tra uomo e gatto risalgono a 4500 anni fa. Si sono infatti ritrovati gatti dipinti sulle pareti delle tombe, statue intagliate raffiguranti questi felini e resti di gatti mummificati.
Una cosa però va senza dubbio ricordata: sono stati i gatti a scegliere di vivere con l'uomo e non viceversa. Probabilmente attratti dalla quantità di topi e ratti che si radunavano attorno ai magazzini di cibo che l'uomo aveva imparato a costruire i gatti si unirono agli umani per combattere un nemico comune.

 
 
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