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Il metodo per educare

Il metodo per educare il caneIl primo passo per educare il vostro cucciolo è l'acquisizione di una filosofia e di un metodo di lavoro. Al giorno d'oggi la maggior parte delle persone non accetterebbe mai che suo figlio venga messo in ginocchio sui ceci o bacchettato sulle dita dalla maestra. Gli scolari non imparano la matematica con la minaccia, ma con un efficace metodo di studio. Il miglior studente è quello che avrà sempre voglia di imparare.

Eppure molti proprietari ritengono accettabile educare il loro cane con lo strattone, la minaccia o la punizione o anche con la pedante ripetizione di noiosissimi esercizi (interminabili e inutili lezioni di “seduto, resta, terra”). Obbligare un alunno, cane o persona, a fare qualcosa contro la sua volontà, senza scelta e partecipazione, non porta a nessun risultato in termini di apprendimento. Obbligare un cane e sedersi è esattamente come afferrare la mano di un bambino e obbligarlo a scrivere le tabelline (le scrive, ma vorrà dire che le ha capite?).

La scienza dell'apprendimento ci insegna che gli animali cambiano il loro comportamento in risposta agli stimoli e alle esperienze. Cio' che il cane è oggi, è frutto della sua esperienza e di cio' che ha imparato (oltre al suo carattere e inclinazioni).

Esperienze positive, premi e rinforzi aumentano le probabilità che un comportamento associato ad essi venga ripetuto, le punizioni comportano l'evitamento di un comportamento, che viene estinto.

Da qui, nascono diversi metodi di lavoro.

ll metodo tradizionale si basa sull'utilizzo della punizione positiva o del rinforzo negativo: se il cane sbaglia viene punito con uno stimolo fastidioso, minaccioso o doloroso oppure se esegue l'azione voluta prova sollievo da uno stimolo doloroso (es. se il cane si siede viene allentata la pressione del collare a strangolo). Nel metodo tradizionale il cane deve ubbidire ai comandi, che minacciano il cane che se non eseguirà l'azione verrà punito o costretto (un classico e il premere sul posteriore del cane per farlo sedere). Attraverso la punizione il cane non è libero di imparare comportamenti nuovi attraverso la plasticità mentale: di fatto il cane non ragiona, ma si limita ad esibire le posizioni che gli evitano la punizione.

Nel metodo gentile il conduttore insegna al cane ad associare segnali e comportamenti senza costrizione, lasciando al cane la possibilità di pensare e scegliere. Il cane non viene manipolato o sottomesso. La comunicazione posturale e il gioco sono strumenti molto importanti nella costruzione della relazione tra il cane e la persona. Il conduttore stesso è una motivazione per il cane poichè si pone sempre in modo gradevole e nello stesso tempo costruttivo. Nel lavoro si tiene sempre conto delle condizioni emotive del cane, dei piccoli progressi raggiunti e del tempo di attenzione.

Molti addestratori pubblicizzano il metodo gentile, ma nella pratica utilizzano un metodo misto: se il cane esibisce un comportamento gradito viene premiato, se sbaglia viene corretto. La correzione può essere una tensione del guinzaglio, una sgridata verbale o a volte una strattonata o una punizione fisica. Qualsiasi tipo di punizione si utilizzi, "lieve" o "pesante", non si sta in ogni caso usando il metodo gentile. Non basta non picchiare il cane, non usare il collare a strangolo o il deprecabile collare elettrico per utilizzare il metodo gentile. Il metodo misto è, paradossalmente, ancora più dannoso del metodo tradizionale in termini di risultati nell'apprendimento poiché genera nel cane enormi confusioni; il conduttore stesso, proponendo a tratti premi, a tratti punizioni si pone in modo ambivalente con il cane.

Il metodo gentile è il metodo del bocconcino?
Molti ritengono che utilizzare il metodo gentile significhi limitarsi all'uso del rinforzo positivo, ma si tratta di una convinzione errata o, quantomeno, riduttiva. Il rinforzo è semplicemente lo strumento che aumenta la probabilità che il cane ripeta un'azione e questo strumento può essere utilizzato in modo ambiguo (se viene abbinato alla correzione quando il cane sbaglia) o in modo confusionario (se viene usato per adescare il cane o se accompagnato da una comunicazione non chiara).Il metodo gentile si basa sul rispetto del cane, ma è supportato non solo dal rinforzo, ma dal gioco, dalla comunicazione corretta e dall'insegnamento di competenze sociali.

Chi usa il metodo gentile non dà regole al proprio cane?
Non è assolutamente vero. Le regole ci sono eccome, dal momento che fanno parte di qualsiasi gruppo sociale. Il conduttore insegna al cane a controllarsi nelle varie situazioni della vita quotidiana, insegnando il rispetto reciproco. I cani educati con il metodo gentile non sono cani privi di punti di riferimento: hanno imparato a elaborare strategie di convivenza senza essere sottomessi passivamente. I cani imparano ad aspettare prima di uscire dalla porta, a controllarsi nel gioco e a non saltare addosso alle persone, semplicemente non si utilizzano sgridate e punizioni che creano inutili stress o conflitti.

Il metodo gentile nega le teoria del capobranco?
Educare il cane con gentilezza non significa negare che esistano gerarchie tra i cani o che alcuni cani tendano ad allargare questa struttura sociale alla relazione con gli esseri umani, tuttavia si ritiene ininfluente questo aspetto nella gestione quotidiana e nell'educazione del cane. Insegnare al cane a non saltare addosso, a non scaraventarsi fuori dalla macchina, ad attendere con pazienza il momento del pasto significa basarsi sui principi del buon senso. Mi pare abbia poco senso insegnare ai proprietari, dopo 10.000 anni (e più) di domesticazione a interpretare il ruolo del lupo-capobranco (di cui la maggior parte dei proprietari e, ahinoi, degli "educatori" ha un'idea vaghissima dell'etogramma). Far dormire il cane nel giardino, mangiare prima del cane, scavalcare il cane per passare prima dalla porta, emettere ringhi, "schienare" il cane sono pratiche che insegnano ben poco ai nostri alunni a quattrozampe. Non è dato sapere se il cane creda di vivere in un branco di lupi (poco probabile), ma le relazioni tra cani e persone sono molto diverse da quelle gerarchiche: nessun capobranco tira una pallina ad un sottoposto o gli insegna esercizi di freestyle così come i proprietari non rigurgitano il cibo al proprio cane nè gli odorano o leccano le zone perianali. Il metodo gentile non si basa su assunti teorici, ma sugli aspetti pratici, applicabili e sensati, di gestione del cane.

Nella pratica, in cosa consiste il metodo gentile?
In sintesi il metodo gentile si basa sul rispetto e la conoscenza dei modi e dei tempi di apprendimento del cane. Il cane non viene costretto o manipolato, nè sottomesso, ma è un alunno che si pone attivamente nell'apprendimento. Nel metodo gentile il conduttore non è un capobranco, ma una guida che, mettendosi in discussione, cerca di trarre il meglio dal proprio cane. Un buon conduttore è calmo, paziente ed umile.

Tutti gli esercizi si impostano senza guinzaglio : il proprietario deve apprendere come catalizzare l'attenzione del cane e come indurlo ad esibire i comportamenti voluti senza mai costringerlo. Oltre alla costruzione del rapporto, alla comunicazione posturale e al gioco, il clicker training un valido strumento del metodo gentile.

A cura della Dr.ssa Livia Conterno - Etologa, naturalista ed educatrice cinofila (www.educane.com)

 
 
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